Mercoledì 3 maggio: Foto-lab in mostra!

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Eccoci arrivati all’incontro finale del laboratorio di fotografia avanzata (II livello) dell’Associazione Kinetta. Il percorso è stato lungo e pieno di scoperte. Siamo andati alla ricerca dei tasselli necessari per il nostro progetto finale. Abbiamo trovato luoghi segreti e abbandonati, visto sotto una nuova luce posti noti, ci siamo spinti dove forse non avremmo mai pensato. Abbiamo forse conosciuto qualcosa in più di noi stessi: le nostre fotografie tentano di aprire una porta sulle nostre identità inconsapevoli, di “trovare un passaggio dall’inconscio al conscio”, come Josef Koudelka ci ha insegnato.
Il 3 maggio le porte dell’Associazione Kinetta si apriranno per la mostra dedicata ai nostri laboratori di fotografia, in questa occasione esporremo i lavori di entrambi i gruppi, sia del laboratorio di I livello che del II livello.

Viricordiamo che a partire dal 6 maggio comincerà il nuovo laboratorio di I livello, le iscrizioni sono aperte!
Il nuovo Foto-Lab di Kinetta si terrà nei mesi di Maggio e Giugno nello Spazio Labus: a partire dal 6 Maggio, ogni sabato dalle ore 17,00 alle ore 19,00 (8 incontri, 16 ore complessive).

Cos’è il LABORATORIO di FOTOGRAFIA di 1° LIVELLO?
Non il solito corso di fotografia ma un viaggio alla ricerca di uno sguardo nuovo. Dalle basi della fotografia alle tecniche più bizzarre, passando dalla pellicola al digitale, ponendo l’attenzione sulla pratica e realizzando un mini-progetto a settimana sui diversi stili e modalità di fotografare. Al termine dei due mesi si terrà una mostra dei lavori di tutti i partecipanti.
l nostri Foto-Lab di primo livello sono un terreno di coltura nel quale ognuno dei partecipanti è chiamato a mettere una parte di sé, disponendosi al confronto, allo scambio, al mescolamento e soprattutto al mutamento. Parleremo delle basi della fotografia, delle tecniche e degli strumenti ma mai in maniera passiva, mai in maniera sterile ma sempre cercando di sviluppare uno stile personale che segue le attitudini di ognuno dei partecipanti.

Tutti fanno fotografie ma in quanti sanno cosa stanno facendo?

La primavera è il mese ideale per coltivare la vostra passione per la fotografia, migliorando la tecnica e soprattutto educando lo sguardo in vista dei viaggi e dei paesaggi estivi.

info: 3664871974 – labuswork@gmail.com

Il laboratorio è tenuto da Michele Salvezza, docente di fotografia presso l’ente di formazione professionale Scuola La Tecnica e presso lo Spazio Labus (Associazione Kinetta) di Benevento.

La forma della realtà

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I ragazzi del foto-lab di secondo livello continuano la ricerca incessante delle immagini da inserire nel progetto fotografico!

Questa volta tocca a Roberta che è andata alla ricerca di ispirazione, portando con sè solo la sua macchina fotografica e la voglia di trovare la giusta suggestione. Quando la città dove viviamo sembra ormai finita, capita di svegliarci una mattina e scoprire che, cambiando punto di vista, la realtà si trasforma e si moltiplica in forme nuove. Oppure è il nostro sguardo ad aver trovato il modo di trasformare la realtà? Si tratta di sensibilità e di continua ricerca, ciò che cerchiamo da sempre di coltivare nei nostri laboratori.

“Benevento: città del rumore, del disturbo visivo e uditivo, delle contraddizioni, degli atti mancati, della memoria, della fede.
Vagando per la periferia si ha la sensazione di attraversare un campo di battaglia.
L’industrializzazione auspicata giace senza vita. Dalla lotta per l’appropriazione del territorio l’uomo ne esce sconfitto. Spazio metafisico.

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In uno scenario tra i più suggestivi della
provincia, edifici abbandonati, decadenti, dialogano con il paesaggio, si lasciano attraversare da esso.

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Benevento città della memoria e della scoperta di spazi suggestivi, di luoghi in cui le tracce del passato rimandano a consuetudini di vita ormai dimenticate.
Architetture abbandonate dall’uomo e oggi abitate dalla natura. Luoghi apparentemente senza vita in cui il passato rivive attraverso suggestioni visive e olfattive.

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Benevento città della fede religiosa e calcistica. La storia ci restituisce suggestivi luoghi di culto che talvolta riservano sorprese…

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La città è fortemente caratterizzata dalla presenza evidente, prepotente della fede religiosa e di quella calcistica. Soprattutto nei quartieri popolari fede religiosa e calcistica convivono, si fondono.

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Benevento città del rumore e del disturbo visivo. Nella scansione regolare e stereotipata delle facciate degli edifici si percepisce il modus vivendi degli abitanti. In una griglia rigida si inseriscono anarchiche personalizzazioni. ”

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Cronache di un aspirante fotografo

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Ci eravamo lasciati nel mezzo del nostro viaggio attraverso la fotografia, ebbene, abbiamo deciso di proseguire a piedi per andare dove la strada si fa più tortuosa ma anche più interessante. Attraversare gli strati che compongono il reale è un passaggio imprescindibile. In questo caso si parte da una riflessione sulla religione, cercandone una corrispondenza o una confutazione nelle strade, per giungere ad una conclusione che resta aperta e toccherà a Paola completare. Le parole che seguono sono quelle con cui ci racconta una parte della sua esperienza nel nostro laboratorio di fotografia di secondo livello.
“Scattando fotografie nel quartiere Stazione di Benevento non ho potuto fare a meno di notare l’insistente presenza di altarini e statue sacre; eretti nel labirinto di palazzi e casermoni, spezzano la monotonia di un’architettura non sempre felice. Constato il ripetersi di questa singolare caratteristica negli innumerevoli rioni popolari delle nostre città- qualora non ci aveste fatto caso potrete cominciare ad osservarlo- ho avviato nella mia mente un concerto di speculazioni, preoccupandomi di scomodare anche Marx. Dal filosofo ho ripreso il concetto di religione come “oppio dei popoli”, riportando la fede alla condizione economica del popolo di quelle zone. Mi è stata, però, sottolineata l’adozione di un approccio puramente teorico al “fenomeno” evidenziato; le mie sono congetture se non valorate da una prova tangibile, ad esempio una testimonianza. Quindi, spogliandomi delle velleità da pseudointellettuale ho steso su carta una lunga lista di domande da rivolgere ad un abitante del luogo. Con la speranza di produrre il pezzo del secolo, munito di fogli, penna, registratore e macchina fotografica sono andato alla ricerca del malcapitato strumento di conoscenza. Ho ora indossato gli abiti dell’investigatore che porta allo scoperto verità ancestrali e recondite. Così mi sono avvicinato ad un signore per sciorinargli in faccia la sequela di quesiti accuratamente preparati e confezionati, ma non ho avuto fortuna. Il buon uomo, con la sferza di una risposta annoiata, ha provveduto a rimpicciolire la mia autostima. Il successo si è fatto più lontano; avrei dovuto lottare per arrivare alla meta e portare a casa il trofeo di una gloriosa vittoria. Corazzatomi contro le avversità, ho disturbato un’altra persona che, affacciatasi sul balcone incuriosita dalla fotocamera appesa al collo, ha cominciato ad osservarmi. Ho volto l’occhio inquisitore a mio favore. <<Buongiorno, sa dirmi perché questa statua è qui?>>. <<Eh, c’è sempre stata>>. <<Capisco, grazie>>. <<Arrivederci, buona giornata>>. In realtà ho capito ben poco vista la scarsa eloquenza dell’interlocutore. Nonostante ciò, non mi sono fermato. Ho chiamato un vecchio signore intento a riscaldarsi sul ballatoio del proprio appartamento. Rivoltagli l’ormai consueta domanda, questi a cominciato a farfugliare frasi prive di nesso logico con la natura della mia curiosità. Mi ha condotto in un passato a me sconosciuto, a lui molto noto, indicando nel vuoto botteghe che non riuscivano a presentarsi alla mia vista. Descrittami quella sua personale realtà, mi ha salutato: <>. Un augurio che strideva con le mie intenzioni, non stavo girovagando ma ero in ricerca. Stanco dei fallimenti ho reputato saggio sedermi dinanzi uno di quegli altari ad aspettare che si presentasse un frequentatore per poterlo interrogare. Un’attesa lunga e solitaria. Per ingannare il tempo ho accesso una sigaretta; a tenermi compagnia solo un’ape scema, che cercava nutrimento tra gli innumerevoli fiori di plastica collocati a voto della statua, fino a quando non ha creduto di dover volare via con una traiettoria che tradiva un profondo disorientamento. Annoiato ho cambiato postazione, magari la nuova sarebbe stata più trafficata. Nulla, dai palazzi si percepiva una vita che scorreva indifferente, ripiegata sulla propria quotidianità. Quegli altarini sembravano davvero esserci sempre stati; radicati nell’estetica del quartiere; parte di esso come una strada o un filo d’erba; un fatto normale che in quanto tale non richiede grande attenzione. La religione è oppio dei popoli? Probabile. La religione è tradizione e dato ordinario. Ho voluto così interpretare la non curanza degli intervistati, forse giustificando inconsciamente la mia inabilità di cronista.”
PAOLA DE GIROLAMO

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Sul nostro cammino capiterà di incontrare dei muri, può darsi però che questi ci daranno la possibilità di lavorare sui contrasti, di svillupare una visione non scontata delle cose, di comprendere un po’ di più il cielo.